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Tecnologie 2016-11-23T16:03:05+00:00

Hortus Novus srl è stata costituita nel 1998 con l’obiettivo di produrre e commercializzare prodotti – intermedi e finali – destinati ai settori alimentare, cosmetico e della salute, e ottenuti con procedimenti rigorosamente naturali.

Il laboratorio della Hortus Novus si occupa prevalentemente di cromatografia liquida, in particolare cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC). L’HPLC è la tecnica che meglio si presta all’analisi di campioni alimentari, biologici, di suolo e/o acqua. Tale tecnica permette un’analisi sia di tipo qualitativo (identificazione degli analiti), che quantitativa (determinazione delle concentrazioni dei vari principi attivi).

I sistemi HPLC garantiscono una maggiore efficienza nella separazione cromatografica grazie all’utilizzo di particelle di piccole dimensioni (10-3 μm di diametro) per l’impaccamento della colonna cromatografica (fase stazionaria). La granulometria della fase stazionaria influenza l’efficienza di una colonna in quanto è uno dei fattori che può condizionare l’allargamento dei picchi cromatografici. Nel caso di piccole particelle, come quelle utilizzate in HPLC, l’impaccamento risulta più regolare e vengono minimizzati gli effetti di allargamento del picco legati alla diffusione dell’analita negli spazi interstiziali ed alla molteplicità dei percorsi accessibili alla fase mobile. Le dimensioni delle colonne utilizzate possono variare a seconda del tipo di analisi da effettuare; generalmente quelle più usate sono lunghe 250 mm con un diametro interno di 4.6 mm e uno esterno di 6.35 mm e le dimensioni delle particelle variano dai 5 ai 3 μm.

I sistemi di rivelazione di cui si dispone sono di tipo fotometricoe misurano la radiazione assorbita dall’eluato. Nello specifico viene utilizzato un rivelatore a serie di fotodiodi o DAD (Diode Array Detector), che consente simultaneamente la registrazione dello spettro di assorbimento in un esteso intervallo di lunghezze d’onda. Il suo funzionamento si differenzia da quello dei rivelatori tradizionali in quanto la radiazione elettromagnetica non è monocromatica. La radiazione in uscita viene separata nelle sue componenti monocromatiche, le cui intensità vengono misurate da una serie di diodi.

Un altro sistema di rivelazione che viene utilizzato è quello a fluorescenza (spettrofluorimetro), in grado di sfruttare la proprietà di alcune sostanze di assorbire raggi UV e di riemettere parte dell’energia assorbita sotto forma di luce a frequenza minore. Poiché sono pochi gli analiti fluorescenti, questi spesso vengono modificati chimicamente prima della cromatografia allo scopo di poterli analizzare. Questo rivelatore è molto sensibile e non ci sono interferenza da parte della fase mobile, che in genere non è fluorescente.

Un ulteriore impulso all’attività del laboratorio è arrivato dalla possibilità di utilizzare dei nuovi ed innovativi sistemi UPLC (cromatografia liquida ad ultra prestazioni).  L’UPLC è il risultato dell’innovazione olistica che ha reinterpretato, al contempo, la tecnologia delle particelle tradizionalmente utilizzate in HPLC, il design delle colonne, gli iniettori, le pompe e i rivelatori. Le prestazioni migliorate delle colonne con granulometria inferiore ai 2 μm, combinate alla capacità di questi sistemi di erogare fase mobile ad alte pressioni con bassa dispersione, preservano i vantaggi cromatografici di tali fasi stazionarie, producendo picchi più definiti e maggiormente risolti, nonché tempi di analisi molto ridotti (dell’ordine di qualche minuto).

Questi sistemi UPLC dispongono sia di un rivelatore spettofotometrico a schiera di diodi, che di un rivelatore di massa. Lo spettrometro di massa fornisce livelli di sensibilità eccezionali, selettività, ampio range dinamico, velocità di analisi, accuratezza nell’analisi quantitative e la possibilità di determinare la massa esatta degli analiti nonché di eventuali metaboliti.

Una ulteriore specifica expertise disponibile presso il laboratorio, riguarda il campo della Chemiometria. Questa  disciplina ha come obiettivi:

a) l’ estrazione della massima informazione utile dai dati chimici misurati durante il processo chimico analitico;

b) l’ottimizzazione dei metodi della chimica analitica.

La chemiometria utilizza procedimenti della statistica, della matematica e dell’informatica. Essa studia essenzialmente insieme di dati multivariati, risultato di esperimenti in cui su di un campione sono state determinate molte quantità chimiche o fisiche e considera metodi le cui prestazioni dipendono da più fattori.

Le metodologie chemiometriche maggiormente utilizzate dal laboratorio sono: sviluppo di modelli predittivi basati su metodi di regressione multivariata sia lineare che non (reti neurali artificiali), cluster analysis, disegno sperimentale.

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